Al di à della scelta personale e ormai consolidata da parte dell’Autore, la frammentarietà dello stile contribuisce in questo saggio a rendere le riflessioni sulla bellezza di Franco Rella adatte a restituirle l’indicibilità, l’indefinibilità, l’enigmaticità e la contraddittorietà che vari letterati, artisti e filosofi dell’Ottocento e del Novecento le hanno assegnato. Rella li rilegge selettivamente e riesce così a riproporre non solo una visione della bellezza che va oltre il livello dell’arte solo bella, la quale sconfina nel kitsch, ma a far riscoprire il senso della domanda sulla bellezza anche dopo l’orrore estremo dell’Olocausto. Completano il saggio alcune considerazioni sullo spazio estetico, che si scopre poi essere il luogo del confronto tra il pathos dell’arte con il pathos del pensiero. Questo confronto derivante da un’affinità è riconoscibile in Platone, in Hegel e in Nietzsche.
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