Come già in “La fortezza del Kalimegdan”, anche qui Terra ci propone uno sdoppiamento di personalità. I protagonisti di questo romanzo sono due personaggi distinti, che in realtà sono lo stesso Terra: la figura del giovane Fioravanti, come già l’autore, cronista con un passato da rivoluzionario, militante della IV Internazionale, trotzkista; mentre nella figura del maturo Gerolamo Traversa abbiamo il Terra giornalista, inviato di un importante quotidiano italiano, come, appunto, era egli stesso negli anni della stesura del romanzo. Gerolamo Traversa, che è anche l’io narrante, nutre simpatia per il giovane Fioravanti con il quale è arrivato alla Conferenza di Pace di Parigi del 1947, dove, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, si stavano decidendo i nuovi confini d’Europa, ma ne indovina anche, nella purezza che esprime, un idealismo che Traversa ha perduto, pur restandone ancora affascinato. “Le porte di ferro”, del 1979, a rileggerlo oggi è da considerare il migliore romanzo di Stefano Terra.
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