Se la Pop Art non è un movimento con manifesti e dimostrazioni di gruppo, è quantomeno una tendenza relativamente coesa, un insieme di pratiche che usano immagini, oggetti e linguaggi della cultura di massa (pubblicità, fumetti, packaging, star system, design) per metterli in scena, esaltarli, criticarli o giocarci. Questo spirito era determinato dal desiderio di vivere il mondo contemporaneo con un’attitudine positiva anziché negativa, in un clima di esaltato ottimismo. In questa sintesi critica della Pop Art, scritta in presa diretta prima che il movimento venisse canonizzato, Lucy Lippard disseziona il fenomeno – nato prima in Inghilterra e poi autonomamente in America – e la sua eredità internazionale. Ne prende in esame tanto le figure iconiche – i padri spirituali, i precursori e i cinque “irriducibili” – quanto nomi meno conosciuti, ma anche gli artisti che li avevano preceduti: gli espressionisti astratti. Nel registrare energie, contraddizioni e contesto sociale senza lo sguardo retrospettivo dei manuali successivi, Lippard offre una delle prime analisi sistematiche di come la cultura visuale di massa entri a costituire il linguaggio stesso dell’arte contemporanea.
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