Poesie della crudeltà raccoglie alcuni dei testi più estremi di Antonin Artaud, dove la lingua si tende fino al limite del grido e dell'imprecazione. È una poesia che rifiuta ogni consolazione, mettendo in scena la crudeltà come esperienza necessaria e conoscitiva. Ancora non ha conosciuto l'esperienza devastante del manicomio e dell'elettroshock, l'Artaud autore di queste liriche, ma la sua natura tormentata vi è già profondamente impressa. Allucinate visioni oniriche e arditi giochi linguistici evocano l'atmosfera della stagione surrealista, anche se a dominare è una prorompente fisicità, fatale presagio in Artaud, il cui corpo vampirizzato dal consumo di droga e dai trattamenti psichiatrici diventerà, paradossalmente, strumento di conoscenza e di ribellione. Riproposto integralmente in italiano in una versione aggiornata, con alcuni testi inediti, questo inimitabile canzoniere poetico, che abbraccia la produzione dell'autore dal 1913 al 1935, si inserisce nel percorso di ricerca di uno degli sperimentatori più indomiti del Novecento, il cui concetto di “crudeltà” si è imposto, in ambito teatrale e non solo, quale sinonimo di rigore e libertà. Nella dolcezza della sera gemono i rami Talora lungo le strade agonizza un uccello; Ed ecco il cielo assumere il colore dell'acqua… Mia sorella è il nostro amore che nevica tra i rami.
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