Il titolo che l’autore ha voluto dare a questa opera, “Pirruncejati”, richiama il nomignolo (ngiuria) ereditato dal nonno paterno, il quale, alla fine dell’800, recatosi alla fiera del bestiame a Vallelonga, in occasione della festa della Madonna di Monserrato e ballando la tarantella al suono di chitarre battenti ed organetti durante una competizione, è stato giudicato migliore del rinomato campione della zona, che portava appunto il cognome Pirroncello. Fra le pagine di questa raccolta scorrono ricordi, momenti di vita vissuta, personaggi che hanno lasciato traccia nel suo percorso, riflessioni profonde sul senso della vita e sui sentimenti. L'autore ha preferito raggruppare le composizioni in 6 sezioni: Liriche, Dubbi e penzeri, Sapuri antichi, Dediche, Faraguli, Quantu nd'avi a mmenzu a nnui. Se la parola è importante nei discorsi quotidiani, nelle pagine dei giornali, nella prosa degli scrittori, solo in poesia essa mostra tutta la sua ricchezza. Grazie all'abilità del nostro poeta dialettale nell'usare le parole, le sue emozioni personali diventano comuni a tutti e chi legge si rispecchia nell’esperienza del poeta imparando a conoscere e a conoscersi.
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