Da poco il commissario Bosco è pensionato. Il suo rientro a Venezia da Roma non è stato semplice e solo dopo alcuni mesi recupera il senso di appartenenza alla città. Il suo ritrovato equilibrio è messo in discussione da una lettera a lui indirizzata da un certo “Tiziano” che gli comunica che il presunto suicidio di un giovane capo ricercatore della ditta farmaceutica Chemifar di Modena, è in realtà un omicidio. Bosco apprende che il giovane e il suo team stavano realizzando un farmaco di vitale importanza. Il commissario Bosco è perplesso. Una successiva lettera lo convince a indagare. In mezzo a mille difficoltà riesce a scoprire che “Tiziano” fa parte del CDA di una ditta concorrente della Chemifar, la Farmit di Bologna. Bosco dopo aver interrogato i presidenti delle due aziende crede di essere giunto a una logica conclusione, ma un’improvvisa serie di avvenimenti annulla ogni ipotesi faticosamente costruita. Il commissario convinto di non sapere più condurre un’indagine cade in una profonda depressione, ma il suo istinto, l’esperienza e l’aiuto di “Diogene”, un eccentrico amico filosofo, lo condurranno alla felice conclusione della complessa vicenda.
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