Debellis vive a Milano, ha una carriera da bancario, è stimato da colleghi e amici, è un punto di riferimento della comunità parrocchiale che frequenta. Quattro ore di attenzione, questo chiede Debellis al suo pubblico Facebook, il tempo necessario per rivelare per la prima volta il suo ruolo in un crimine avvenuto trent’anni prima nell’odiata Pietrarossa, suo paese natale, in Sicilia, dove è costretto a tornare quando l’anziano padre, affetto da demenza senile, scappa di casa. Alternando momenti di lucidità a ragionamenti confusi, racconta anche il passato della sua famiglia, di un padre con un ruolo importante in paese, una madre maniaca del controllo e un cugino rimasto orfano, adottato dai genitori. Debellis non mente, «verificate», continua a ripetere, «chiedete in giro», «chi mi conosce lo sa». Quattrocchi sceglie una scrittura dal tono colloquiale e un ritmo che, con l’avanzare della narrazione e la progressiva perdita di lucidità di Debellis, diventa sempre più incalzante, così da trasmettere l’urgenza del protagonista di confessare. Una decisione, quella di Debellis, che è allo stesso tempo un attimo di follia a lungo pianificato e un gesto di vendicativa lucidità.
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