Roma, anno duemilaqualcosa. Il protagonista vive in un isolamento domestico quasi assoluto, scandito da disturbi ossessivo-compulsivi, ansia sociale e una dieta di aglio, caffè e sigarette. Le sue uniche interazioni sono con i coinquilini felini: il persiano Pitié, apatico, e la calico Blue Poles, che sembra disprezzarlo. Poeta di discreto successo ma profondamente solo, abita un tempo sospeso, nutrito dal ricordo dei tre uomini che hanno segnato la sua vita. Tutto cambia quando Editta, amica dal cinismo tagliente, gli comunica la morte di Aurora, ex compagna di scuola. La notizia innesca una reazione a catena tra i vecchi amici. Insieme a Clodia, ferocemente onesta, Lucio, dermatologo sull’orlo del collasso, e Bartolomeo, musicista smarrito, è trascinato verso un funerale che si trasformerà in un’epopea grottesca. Tra Prati e il Pigneto, Svevo Susa ritrae un’umanità che cerca un senso al dolore, in un crescendo di rivelazioni che incrinano equilibri già fragili.
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