G.H., scultrice e donna dell'alta borghesia, vive in un appartamento ordinato e controllato, specchio della propria identità. Una mattina, spinta da un impulso pratico ma anche inquieto, decide di entrare nella stanza della domestica, che immagina buia e sporca; invece si stupisce di vederla pulita, asettica, invasa da una luce impersonale. Uno strano malessere inizia a farsi strada in lei, fino al momento in cui, aprendo l'anta dell'armadio, vi trova un'enorme blatta. Schiacciarla è un istinto, una necessità. Ed è anche un evento fatalmente ordinario. Eppure, la vista dello scarafaggio ferito – della materia viva che fuoriesce dall'esoscheletro ammaccato – innesca in lei un vertiginoso movimento interiore, che è insieme perdita e ricerca di sé. A partire da quell'evento infimo e mostruoso, G.H. è costretta a chiedersi chi è, se esista davvero come persona o se non sia piuttosto una forma provvisoria, uno sguardo tra gli sguardi. O se, ancora, non sia solo un'incarnazione qualunque della vita, fatta della stessa materia molle e sacra che pulsa nella blatta che ha ucciso. Clarice Lispector firma uno dei più perturbanti romanzi del Novecento, un'interrogazione sul senso di vivere dove la scrittura diventa un atto di rivelazione, scavando nel mistero dell'esistenza con lingua visionaria a un passo dall'abisso. Prefazione di Emanuele Trevi.
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