Sul lungomare del porto affollato di turisti variopinti e rumorosi Alexandre Romani, figlio viziato di una potente famiglia del luogo, accoltella lo studente Alban Genevey per vendicarsi di un ridicolo sgarbo. Eppure i due si conoscono fin dall’infanzia, visto che i genitori d’Alban possiedono una seconda casa in Corsica. Cosa può aver portato Alexandre ad affondare un pugnale giapponese nella pancia di un amico? Nel ricostruire questa vicenda di banale stupidità umana, il narratore risale la linea di vita della famiglia Romani come se risalisse un fiume e i suoi affluenti. Partendo dal primo antenato, un bandito còrso, l’autore racconta in filigrana la nascita e il successivo dilagare del turismo che ha snaturato il paese e corrotto l’animo dei suoi abitanti. Con un linguaggio ironico e tagliente che non lascia al lettore il tempo di riprendere fiato, Jérôme Ferrari mette a confronto la vita prima e dopo l’avvento del turismo invasivo, esplora la violenza, coglie la dolorosa delusione di essere solo ciò che si è e inaugura una proficua riflessione sull’altro, colui che, fin dal primo passo posato sulla riva, corrompe la terra e il cuore degli uomini.
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