In questa silloge poetica ogni lirica non è solo un’isola a sé stante, anche se le tematiche appaiono differenti, ma una spirale emotiva che si dipana per trasformarsi in canto, sussurrio, elegia, rimembranze che affiorano in superficie, come nell’ultima poesia dedicata a suo padre. In fondo, in ogni sua lirica esiste una tensione emotiva sia essa a sfondo sociale, naturalistico o amoroso. Il mondo di Cinzia è poliedrico e graffiante attraverso l’uso di un linguaggio scabro che scardina ogni forma aulica tendendo all’essenzialità lessicale. Proprio per questo non si percepisce enfasi o ridondanza di toni, ma la presa d’atto di una realtà sofferta, cruda, scarnificata. S’avverte come la natura salvifica possa essere fonte di ogni bellezza e ad essa si rivolge la poetessa, ad essa attinge a piene mani trasformando ogni immagine in elegiaco spunto attraverso pennellate di malinconica constatazione della condizione umana. Potrei citare tante sue liriche, raccontare quale impressione ogni frase o rima abbia avuto su di me, tratteggiare scorci paesistici, vibrazioni e sensazioni, dilungarmi su questo o quel passaggio, però alla fine colgo dalla successione di tante poesie un unico vibrante messaggio. Per concludere, la poetica di Cinzia Baravini trasfigura la condizione umana elevandola sulle brutture della nostra società, sulle miserie di questo nostro tormentato pianeta, idealizzandola attraverso un volo immaginifico in un universo dove la fantasia riesce ancora a tessere sogni e speranze
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