Il volume indaga il rapporto che l’opera narrativa di Luigi Malerba ha intrattenuto con le forme brevi dagli inizi fino alla fine della sua lunga attività letteraria, a partire dalla raccolta di racconti d’esordio, La scoperta dell’alfabeto, fino a Sull’orlo del cratere, pubblicato postumo, senza tralasciare le opere dell’autore scritte per il pubblico più giovane, i cosiddetti “libri anfibi”. La scelta di collocare Malerba nel solco dell’illustre tradizione italiana del narrar breve, che dalle novelle medievali arriva, nel Novecento, fino ad autori come Zavattini, Calvino, Moravia e Celati, ha l’intenzione di dar corpo a una pista critica che si intrecci alle letture neoavanguardiste e postmoderniste della sua opera e che permetta di aggregare il suo caso al dibattito intorno al ruolo occupato dalle forme brevi nel canone letterario del secondo Novecento italiano.
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