Nagadàn – termine che significa “il viaggiatore” – racconta il percorso di Umberto, un giovane capitano della Guardia Imperiale napoleonica che, dopo la caduta di Napoleone, si ritrova a Modena, dove il Duca ha instaurato un clima di restaurazione che soffoca. Convinto che gli ideali illuministi siano veri, sogna di vivere in una società dove tutti gli uomini siano liberi, uguali e fratelli. Così, spinto da questo desiderio, decide di lasciare il continente e partire per il Nuovo Mondo, alla ricerca di una società più autentica, non ancora irrigidita dalle strutture della civiltà europea. Nel suo viaggio verso il West, Umberto entra in contatto con le popolazioni native, nelle quali intravede inizialmente la possibilità di una vita più libera e in armonia con la natura. Tuttavia, si accorge presto che questo equilibrio è minacciato dall’espansione dei coloni bianchi e dalla loro visione del progresso. Determinato a non restare spettatore, mette le proprie conoscenze al servizio delle comunità indigene. Il romanzo esplora così il tentativo di costruire una nuova forma di convivenza e organizzazione sociale, capace di resistere alle pressioni esterne e di preservare identità e valori, in un contesto segnato da profondi cambiamenti e conflitti imminenti.
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