La biografia di Giampaolo Coral si intreccia in modo indissolubile con la storia di Trieste nella seconda metà del Novecento. Al contempo, la triestinità imbevuta di nostalgie absburgiche rappresentò per lui un’incongruenza da superare. Nonostante la fama, acquisita grazie a un numero consistente di riconoscimenti in Italia e all’estero, nella città natale Coral visse in uno stato di pudica riservatezza. Un riserbo commisto a diffidenza verso il presente, bastevole ad amplificare le sue turbe esistenziali, dacché l’immobilità cui fu costretto il capoluogo giuliano dopo la guerra non risparmiò la musica contemporanea. Nel 1987 egli reagì a quella vistosa assenza istituendo il Festival Trieste Prima, che permise di ascoltare composizioni sconosciute, scritte da personalità eminenti dell’Europa centro-orientale e di molti altri paesi. A fronte di tale sfida, gli autori dei saggi di questo volume analizzano la ‘psicografia’ di Coral attraverso i paradigmi a lui cari: le figure del doppio, il processo tematico embricato nelle faglie del timbro, le formule essenziali di 2 o 4 note, le ‘immagini sonore’ liberamente ispirate alle opere di Klee e Kubin, nonché il confronto con i coetanei.
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