Molly Nye è una paleobotanica sopraffatta dalla stanchezza quotidiana. Divisa tra la devozione viscerale per i due figli – Viv, di quasi quattro anni, e il piccolo Ben – e il lavoro sul campo, trascorre le sue giornate nella Fossa, uno scavo paleontologico nei pressi di una vecchia stazione di servizio. Una sera, mentre il marito David è all’estero per lavoro, sente dei passi nel salotto di casa e cerca di convincersi che sia un’illusione. Dev’essere colpa della carenza di sonno, non è la prima volta che si preoccupa e immagina il peggio. Succede a tutte le madri, si dice. Ma ecco di nuovo i passi e Molly intravede un movimento. D’improvviso si ritrova faccia a faccia con un intruso che sa troppe cose su di lei e sulla sua famiglia. Ma le stranezze, per Molly, non finiscono qui. Nella Fossa, insieme ai colleghi, riporta alla luce fossili di piante preistoriche impossibili da classificare. Negli ultimi mesi, però, la terra ha iniziato a restituire oggetti ancora più enigmatici: piccoli manufatti anomali e, soprattutto, una misteriosa Bibbia d’epoca in cui Dio è indicato con pronomi femminili. Il sito viene travolto da un imprevisto clamore mediatico, visite di curiosi e un’inquietante scia di minacce. In un crescendo psicologico claustrofobico, Helen Phillips costruisce un racconto ipnotico sul peso e la grazia dell’amore materno, trasformando la cura quotidiana e il terrore della perdita in un’opera di indimenticabile suspense.
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