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    Miscellanea su Minturno: Castro Argento di Taetto, la storia, gli uomini dell'antica città di Traietto in Regno di Napoli

    Riferimento: 9788872976920

    Editore: ABE
    EAN: 9788872976920
    isbook: 1
    Autore: Riccardelli Francescantonio
    Collana: Paesi nel regno di Napoli
    In commercio dal: 27 Novembre 2025
    Pagine: 212 p., Libro rilegato
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    Descrizione

    Questo affascinante testo, riproposto frugando gli scritti del Federici, è del Riccardelli. La trascrizione vuole essere un primo omaggio alla antichità della città di Minturno, che si fa risalire a Traetto, o viceversa, e ai suoi uomini celebri uomini illustri, prima di affrontarne la storia in un testo dedicato. «La città di Traetto, posta dalla natura a godere il clima di una brillantissima ed amenissima collina sulla pianura del fiume Garigliano vicinissima al mar Tirreno nel Golfo di Gaeta, fin dal secolo IX ha generato uomini valentissimi nelle Scienze e nelle Lettere sì sacre come profane, che si sono resi celebri presso tutte le scuole. Tra quelli che finora sono a nostra conoscenza si registrano». L'incipit del Ricciardelli inquadra subito il lettore di storia in quella che appare subito una lunga avventura fatta di uomini, accadimenti, vicissitudini di più popoli riuniti intorno a un solo ideale e ai suoi uomini illustri che hanno contribuito alla costruzione di una sola identità politica e geografica oggi chiamata Minturno, in provincia di Latina, ma a quattro passi da Gaeta e Formia, a un'ora di automobile da Napoli. Questa città è antichissima. A dire dell'Autore che abbiamo seguito passo passo, trascrivendo questo vecchio libro, perché è nello stemma la sua origine. Egli dice che «lo si vede ugualmente segnato in una carta vetustissima dell'anno 1249, indizione terza del mese di novembre, nella quale si legge una conclusione fatta dal governo unitario della città di Traetto (oggi Municipio) ad un tal Giovanni Vetrano, il quale venne confermato per l'anno quinto nell'ussfizio di pubblico ispettore o vigilatore della urbana polizia. Venne questo emblema formato nell'anno 342 dell'era cristiana dal Senato e dal Popolo della città di Minturno, come rilevasi da quelle lettere S. P. Q. ?. poste in fronte delle torri e da quella cifra CCCXLII posta ai piedi delle medesime. Vedesi in esso un bel castello da tre ben forti torri munito per dinotare la potenza della città di Minturno, che ebbe a sostenere grandi assedii e terribili combattimenti. La pianura inaffiata dal fiume ci esprime quella per dove scorre il Garigliano, ed in dove pur sita era la sudetta città. II Sole finalmente tutto irraggiante dinota il clima colorosissimo di questa nostra vastissima pianura, come quella che giace sotto il più forte punto dal mezzogiorno della nostra contrada. Questo stemma era scolpito in marmo in fronte delle sei parte della città di Minturno, come hassi da Silvio Italico; ma quando i superstiti Minturnesi, dopo la distruzione della loro patria, si portarono a fabbricare Traetto, non trascurarono di seco loro condurre il proprio stemma patrizio, che lo dipinsero sulle quattro porte della nostra città. Oggi appena su quella antica, attaccata vicino al castello ducale nel lato settentrionale, si osserva una mal conservata pittura, che ci dimostra il surriferito emblema, standovi sotto una leggenda di gotici caratteri, che dice: Reliquiae Minturnarum, di chè fà pur menzione il Caracciolo nella sua descrizione del Regno di Napoli. In diversi tempi, e sotto le varie dominazioni dei duchi e dei Conti Traettani fu sempre restaurato questo emblema, e l'ultima rinnovazione avvenne nell'anno 1605, quando furono ancora rifatte le porte della nostra città, che minaccia vano cadente ruina».
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