«L’opera di Michelangelo» scrive Georg Simmel «manifesta un carattere tragico che ritroviamo anche nella sua vita, come dimostrano le sue tarde poesie e quel capolavoro assoluto che è La pietà Rondanini: la sua creazione non ha soddisfatto il suo bisogno decisivo, le sue necessità più profonde. Il suo dolore più lacerante, metafisico, fu infatti l’impossibilità di giungere alla redenzione, all’assoluto – a cui incessantemente tendeva – per via della creazione artistica incentrata sulla visione sensibile. L’idea, di cui Michelangelo divenne martire sembra appartenere ai problemi che l’umanità si pone all’infinito: trovare la perfezione e la redenzione della vita nella vita stessa, configurare l’assoluto nella forma del finito. Come per le figure di Michelangelo, così per la sua vita, l’ultima e decisiva tragedia consiste nel fatto che l’umanità non ha ancora trovato questa via». Con uno scritto di György Lukács.
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