La mia paura più grande. Gloria e dolori di un campione
    Libro

    La mia paura più grande. Gloria e dolori di un campione

    Autore
    Adriano
    Traduttore
    Francesco Ambrosini
    Editore
    Mondadori
    Collana
    Vivavoce
    Data di pubblicazione
    12 febbraio 2026
    Lingua
    Italiano
    Pagine
    540
    Formato
    Brossura
    ISBN
    9788804803638
    22,00 €
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    Sinossi

    "Non è facile essere una promessa incompiuta. Soprattutto alla mia età. Mi chiamano l'Imperatore. Pensa un po'. Un ragazzo che parte dalla favela per guadagnarsi il soprannome di Imperatore in Europa. Come te lo spieghi, amico? Io non ci sono ancora riuscito." Dietro i miti sportivi ci sono persone che sentono, patiscono e a volte si perdono. Adriano Leite Ribeiro, per tutti Adriano e per gli amanti del calcio giocato l'Imperatore, è una di queste, e nella sua autobiografia racconta in modo sincero e toccante la sua vita, costellata di vette abbaglianti e abissi senza alcuna luce. Scritto in collaborazione con il giornalista Ulisses Neto, La mia paura più grande parte dalle umili origini nella favela di Vila Cruzeiro a Rio de Janeiro, un ambiente che lo ha forgiato e che gli è rimasto nell'anima. Adriano racconta i sogni di un ragazzino brasiliano, la chance di riscatto che si concretizza con l'esordio nel Flamengo e il rapido arrivo in Europa, dove viene consacrato fra i grandi del football, soprattutto quando indossa la maglia di centravanti dell'Inter. Ma nel privato non tutto funziona come sul campo da calcio. Alla morte del padre, Almir, nel 2004, Adriano crolla e precipita in una profonda depressione, cercando rifugio nella vita notturna di Milano dove sviluppa una grave dipendenza dall'alcol. Il grande calciatore racconta come il club nerazzurro, e in particolare il presidente Massimo Moratti, tenti in tutti in modi di aiutarlo, arrivando a proporgli di entrare in una clinica per disintossicarsi. E spiega anche la sua decisione di fuggire dal clamore e dai paparazzi europei per "nascondersi" nella sua favela, dove si sente protetto e può essere semplicemente uno come gli altri, libero dall'ansia delle aspettative altrui. La mia paura più grande è un'approfondita riflessione sullo "spreco" di talento e di vita, ma anche la condivisione del fatto che chiunque può imboccare un percorso di crescita per conquistare un po' di serenità.

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