Gran parte delle poesie sono costituite da unità sintattiche complesse (è il caso, ad esempio, dell’intreccio di subordinate con cui si susseguono i periodi di Sulla piazza di pietra) e danno così vita, nel loro stesso configurarsi, a un’allegoria iconica e testuale del ‘gomitolo’ che lentamente si svolge e si dipana dalla matassa della mente e del passato. Il gruppo di poesie che inizia con I gatti si presenta invece – esili i personaggi ed esile la sintassi e brevissimi i versi fatti per lo più di una sola parola – come una serie di singoli fili. Grazie alla loro specifica consistenza visiva, al loro profilo ‘alla Giacometti’, i testi appaiono iconicamente al lettore dei corpi fragili e smagriti (ma, in certi casi, indimenticabili, come Il sacrestano).
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