Basato su una precisa raccolta documentale ed epistolare, questo libro descrive l’intricata vicenda umana e professionale di un ingegnere civile veneziano che, iscrittosi al partito fascista nel 1922, venne da questo pretestuosamente espulso nel 1926, ad opera di una cricca di nuovi iscritti, suoi rivali in una questione riguardante una concessione edilizia nell’erigendo nuovo quartiere di S. Elena in Venezia. Espulsione resa pubblica nei giornali dell’epoca, privandolo di fatto di incarichi di lavoro e lasciandolo privo di mezzi di sostentamento. Questo libro mette in luce come le grandi trasformazioni urbanistiche, avvenute in Venezia durante il ventennio fascista, fossero di fatto gestite da una casta affaristica che strumentalizzava l’iscrizione al partito per meri fini personali ed economici.
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