Sulle pendici aspre del Tauro, in una terra soffocata dai cardi, vive Memed, un orfano dalla figura minuta e il volto scavato dalla fame. Schiacciato dalla tirannia dello spietato Abdi Aga e spinto dall'amore proibito per la bella Hatçe, Memed decide di sfidare il destino: fugge dai campi tra le rocce per farsi bandito, eroe, leggenda. Memed il Sottile diventa Memed il Falco, che plana dall'alto per colpire l'ingiustizia. Storia d'amore, romanzo di formazione, racconto d'avventura, apologo sulla natura umana: Memed il Falco (1955) è l'epopea di un popolo che si riconosce in un eroe «vocato» alla ribellione. Con una lingua che fonde lirismo e crudezza, natura e mito, Yasar Kemal costruisce un classico intramontabile della letteratura turca sulla lotta universale tra oppresso e oppressore: una lettura magnetica - qui proposta in una traduzione profondamente rivista - che celebra la «tremenda gioia di vivere» anche nel dolore più lacerante, ricordandoci che «la nostra felicità sta nel produrre mondi immaginari».
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