Eugenio Garin, maestro della storiografia filosofica, affronta in questo libro il problema del passaggio dal Medioevo al Rinascimento «cercando di liberarsi della vecchia antitesi tenebra-luce, con quanto essa reca di implicito di lotta religiosa, e di intendere diversità di forme di vita e di pensiero, e il tramonto di certi problemi e l’insorgenza di nuovi, e il modo diverso di vivere e di sentire gli eterni problemi della ‘vita’ e della ‘morte’». Egli non parla di linee di continuità e di rottura tra le due epoche poiché se è vero che durante l’‘oscuro’ Medioevo non si perdono i contatti con la tradizione culturale classica, è altrettanto vero che la grande fioritura rinascimentale avviene solo quando si modificano le condizioni civili e culturali dell’Europa, a partire dal suo centro più importante, Firenze.
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