La monotona solitudine di Nausicaa viene scossa dalla notizia della morte di Odissèo ed ella decide istintivamente di partire con la sua ancella, senza una ragione né uno scopo. Il viaggio la porterà a scoprire posti mai conosciuti, a incontrare chi Odissèo aveva incontrato prima di lei, a cercare in sé stessa il senso del suo peregrinare e della sua vita. Nausicaa ripercorre le tappe del viaggio che Odissèo raccontò a lei e ai Feaci quando giunse, naufrago, sulla sua terra. Non comprende subito perché senta l’impellenza di farlo, ma mano a mano scopre che guardare con i suoi occhi personaggi come Polifemo, Circe, vuol dire scrutare nel loro cuore con una sensibilità che solo lei possiede, vuol dire conoscerli senza volerli sfruttare ma solo per ritrovare loro stessi, se stessa e lui, Odissèo, per alimentare il suo ricordo. Ella accoglie nel suo cuore coloro che incontra, ne imprime, indelebile, l’immagine nella sua mente, nel suo animo. Eppure, la sua solitudine sembra non svanire mai. Intanto il mare “abbaglia con i suoi riflessi, incanta, ipnotizza” e il fuoco, “famelico e elegante,” incontenibile, “brucia e raggela, stordisce e rivela”.
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