George Kelcey ha un lavoro del quale sappiamo poco perché conta poco, nella sua vita; una madre piccola, rugosa, un po’ querula, che cerca di tenerlo sulla buona strada; una ragazza, Maggie Johnson, che vive nel suo stesso fatiscente palazzo e che George sogna vanamente di sposare; un gruppo di sedicenti amici con i quali trascorre il tempo nei pub, in una lenta deriva verso l’alcolismo. Soprattutto, George sogna una vita diversa, sente dentro di sé i germi di una grandezza che fatica a sbocciare, soffocata dalla realtà spietata della Bowery e da una madre che non ne comprende le aspirazioni e per la quale prova ugualmente un amore profondo e ricambiato. In questo romanzo breve e intenso, Stephen Crane si conferma maestro nel raccontare la giovinezza, le sue illusioni e l’iniziazione alla vita: una tradizione tutta americana che da Huckleberry Finn, attraverso i personaggi di Fitzgerald, culmina nel Giovane Holden di Salinger.
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