La protagonista del romanzo, Annetta Da Ponte, fronteggia con la sua famiglia i disagi della declassazione e dà voce a «pensieri e sentimenti destati dalla vita»: memorie risorgimentali e culto dell'identità nazionale, stralci diaristici, excerpta dalle letture della protagonista e lettere ai nipoti Gino e Nicoletta costituiscono il filo rosso di una narrazione dai chiari intenti pedagogici. Annetta cerca di guarire il giovane Gino dalle manie estetizzanti e dalle «anemie dell'anima»; nei confronti di Nicoletta, conduce un'azione educativa volta a demolire il culto dell'apparenza e a contrastare l'idea che il matrimonio sia l'unica forma di realizzazione per una donna. L'esortazione ad agire sempre con spirito di prossimità nei confronti delle classi più umili si affianca alla costante opposizione all'inaridirsi della fede collettiva in ritualità vissute stancamente senza comprensione né partecipazione interiore. Si dispiega così la semina del bene che è motivo dominante di questo e degli altri romanzi della tetralogia di Antonietta Giacomelli.
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