Andrea Leone riconferma la sua poetica antimoderna, il suo stilema teso verso l’epos di una grandezza ormai inusitata, verso un Tu superiore e divino, che è la furia della forma, l’enciclopedia del sangue. In Ludwig immagini e costruzioni sintattiche alludono al poema sinfonico, pur oltrepassandolo; vi è l’esecuzione di un atto magico e irripetibile, che svia e snerva ogni ipotesi d’interpretazione parziale, disintegrando ancora una volta il verso comune che nella poesia postmoderna scorre come un vagito adulante: la sommossa linguistica sta nella sequenza anacoretica che non conosce pause e che, senza dimenticare la storicità del linguaggio, si ricompone nello spazio di una lingua sacrale e determinante e nel ritmo serrato e anaforico che impone la potenza del melos contro il logos.
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