Alvise, docente veneziano di lingua araba e appassionato musicista, giunge a Homs per tenere un corso universitario sulle influenze arabe nelle lingue neolatine. Ma il suo viaggio è anche personale e simbolico: da anni rincorre il suono dell'oud e ora è venuto a ritrovarne la sorgente, commissionando uno strumento a Melad, giovane liutaio siriano. In una città ferita da guerra e terremoto, tra minareti e campane, Alvise incontra Melad e la sua famiglia di artigiani cristiani, custodi di un sapere antico. Attraverso i ricordi del nonno Farid, l'oud rivela la sua storia millenaria: nato in Mesopotamia, approdato in al-Andalus e divenuto liuto in Europa, questo strumento rappresenta un ponte tra Oriente e Occidente. Il legno, le corde, le mani che costruiscono e quelle che suonano diventano metafora di una memoria condivisa che attraversa i secoli. Tra interviste, matrimoni, pranzi con figure simboliche del dialogo interreligioso e visite alle botteghe, il racconto narra una Siria viva, complessa, capace di speranza. La rinascita della bottega di Melad diventa segno concreto di un futuro che può germogliare anche tra le macerie. Una storia di amicizia e di fede nella cultura come ponte, un inno alla bellezza come atto di pace. Un viaggio narrativo che ricorda come il Mediterraneo non sia un confine, ma un respiro comune, e come ogni nota, ogni parola, possano ancora attraversarlo. Postfazione di Riccardo Cristiano.
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