Il vocabolo «Libera» fa da titolo all'ampia raccolta: è voce verbale ed è aggettivo, per cui esprime un'azione e contemporaneamente una qualità; sottintende la poesia. C'è un'atmosfera di opalescente surrealismo, cioè un eco di André Breton come riferimento di libertà e come trionfo dell'immaginazione. I collegamenti tra le parti del discorso sono sempre imprevedibili, aprono ogni volta prospettive diverse, con un'insistenza di finzione, congettura e delirio che richiama i più alti esempi di fantasticheria tipici del migliore barocco, come Calderón de la Barca, Lope de Vega e ovviamente Giovan Battista Marino. La condizione di libertà si realizza con l'affrancamento dalle regolamentazioni tetragone della logica, motivo per cui la poesia diviene rappresentazione analogica della scena del mondo reale, nonché delle alternative alla concretezza delle cose. La realtà, infatti, possiede più di una faccia nascosta, cosa che i poeti risanno da sempre.
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