L'immagine di Max Jacob (Quimper, 1876-Drancy, 1944) oscilla fra due miti: quello dell'angelo funambolo, dedito a creazioni poetiche stravaganti ed irresistibili, e quello dell'ebreo convertito, teso verso i vertici religiosi della pietà e del sacrificio. Due miti che sono, però, un'anima sola, come dimostrano i momenti più alti della sua produzione poetica, splendida sintesi fra virtù mistiche e stilistiche, religiose e letterarie. Due miti che, se osservati unicamente come entità autonome, non rendono giustizia alla densità spirituale del discorso poetico di Max Jacob. Le testimonianze raccolte in questo volume si propongono, seguendo percorsi di lettura e metodi interpretativi diversi ma complementari, di approfondire adeguatamente tale discorso e ribadire, così, l'affermazione del valore innegabile di quella che senza dubbio è una delle più ricche e strutturate voci poetiche del Novecento.
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