Il saggio intende analizzare la visione leopardiana dell'esistenza e il rapporto fra il poeta e Dio, su cui il grande Recanatese ebbe modo di riflettere ininterrottamente per tutta la vita con tragica intensità. Lo scopo è cercare di dimostrare, attraverso un percorso che segue i vari momenti della vita del poeta, la pregiudizialità della visione atea e nichilista dell'opera del Leopardi, che tanta fortuna ha riscosso in passato e continua a riscuotere ancora oggi non solo da parte della critica "ufficiale", ma anche in molti manuali di letteratura italiana in uso nelle scuole. Gli esiti della riflessione leopardiana sono ben lungi dall'arrivo al nichilismo e all'ateismo. Il poeta elaborò una visione esistenziale che, sulla scorta dell'approdo non al nichilismo, ma al relativismo conoscitivo, contempla l'impossibilità non di giungere alla verità, ma alla Verità assoluta, valida per tutti gli uomini, e non rifiutò di credere nell'esistenza di Dio, che non è quello cristiano, ma Arimane, il dio del Male. Egli accetta che Dio esista, ma rifiuta che egli possa essere Amore.
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