Nella stanza d’albergo dello scrittore irrompe un uomo con un coltello in mano, un uomo che doveva essere morto. Così ci aveva lasciati “Il matto, la prostituta e lo scrittore”, a chiederci cosa fosse realmente successo ai nostri personaggi nella capitale curda della Turchia nei giorni in cui si svolgeva il Festival della Letteratura curda, occasione per cui il nostro scrittore torna nella propria terra natia dopo tanti anni di esilio in Svezia. Nel suo seguito, “Lehî”, scopriamo come si era arrivati a quell’epilogo ed emerge a poco a poco la verità su quei giorni in Kurdistan. Le vite dei nostri personaggi, che in modi diversi avevano sposato la causa della libertà del proprio popolo, sono a una svolta. C’è chi non riesce a sfuggire al proprio destino e chi ci prova e riprova, lasciando il Paese per cui aveva tanto lottato. Tutti vivono un senso di spaesamento, tra chi si sente esule in patria e il riscatto di chi prova a ritrovare se stesso e un senso al proprio vissuto fuggendo all’estero.
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