Le "bolle", bolle fisiche incise sulla pelle liscia di un corpo avvenente, rappresentano la metafora di un'esistenza sofferta, deturpata dall'evento improvviso di uno scacco. Ed allora la poesia, come ogni espressione dell'anima umana, parte e si alimenta di sensazioni, emozioni, di slancio interiore, e le parole, "parole per far capire", sconfinano nell'oltre, penetrano l'invisibile, fanno emergere il mistero, cantano melodie mai scritte: parole come occhio dell'anima. La poesia di Candida si dipana attorno al perenne dissidio tra "scatole in buste lese" della realtà greve e il desiderio "confuso", il "territorio, [dove] manca qualcosa", dell'apertura verso orizzonti dove "il cuore chiama". Limite, smarrimento, stanchezza, dolore, silenzio, che come trama sottile costellano questi canti poetici, prorompono poi in "travolgente sentimento", in "armoniosi quadri", nelle "tenere circonferenze" del cuore, sino ad esaltarsi in respiri di amore "come piuma leggera che vola" e "corpi annullati".
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