La memoria che ritorna, il peso e la bellezza dell’appartenenza, la fragilità delle identità di seconda generazione, l’eredità invisibile che scorre di genitore in figlio: una storia che attraversa continenti, epoche e silenzi per ricordare che nessun futuro può nascere senza ascoltare ciò che è stato. È il 2089. Malik ha quattordici anni e vive in Valtellina con suo nonno Hassan, che lo ha cresciuto e protetto, ma custodisce un passato segnato da guerra, migrazione e perdite mai raccontate. Dopo un viaggio scolastico in Libia — ora parte degli Stati Uniti d’Europa — il ragazzo sente affiorare questioni che nessuno ha mai saputo o voluto affrontare. Tra le rovine del campo di Al-Zāwiyah, simbolo di un secolo di sofferenze e respingimenti, Malik percepisce che quelle mura trasudano la storia della sua famiglia. E quando trova una vecchia fotografia nascosta e un misterioso simbolo che collega suo nonno a un uomo incontrato nel deserto libico, intuisce che la verità è più vicina — e dolorosa — di quanto credesse. Mentre Malik cerca le proprie radici, Hassan è costretto a rivivere il suo passato.
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