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    Lavoro e modernità. Un saggio filosofico

    Riferimento: 9788846773555

    Editore: Edizioni ETS
    EAN: 9788846773555
    isbook: 1
    Autore: Labate Sergio
    Collana: koinon
    In commercio dal: 04 Dicembre 2025
    Pagine: 216 p., Libro in brossura
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    Descrizione

    La generazione che ci ha preceduto affidava al lavoro il compito di emanciparsi, mentre quella che ci segue è costretta a non vedere nel lavoro che una forma di oppressione. Questo libro propone un'interpretazione ontologica del lavoro umano, che serve a comprendere la profondità della riduzione antropologica contenuta nel lavoro come dispositivo moderno. L'invenzione del lavoro moderno ha infatti origine dall'esercizio filosofico e politico della critica, ma finisce però col riprodurre ciò che critica. Per uscire da stati di minorità che non riconosce più come legittimi, l'uomo moderno ne inventa uno del tutto nuovo: quello in cui il lavoro è allo stesso tempo necessario e libero, in cui la schiavitù viene abolita eppure la servitù volontaria diventa la misura di tutti i rapporti. Questa tensione tra due contrari definisce l'eccezionalità del lavoratore moderno: che affida all'atto stesso della sua alienazione anche il riconoscimento della propria dignità. La tesi di questo saggio è che ciò che sta accadendo adesso non è che il brutale scioglimento dell'ambiguo intreccio che il lavoro moderno ha inventato e ha cercato disperatamente di mantenere in stato di quiete. Sarà ancora la democrazia del lavoro a poterci liberare? Oppure dobbiamo definitivamente congedarci dalla modernità? Il libro è rivolto a tutti coloro che vogliono approfondire la genealogia filosofica del lavoro e il suo rapporto con quell'esperimento filosofico ormai quasi dismesso che abbiamo definito per tanto tempo democrazia.
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