Nel corso della vita ogni uomo ha provato l’esperienza della solitudine, e quando l’ha confrontata con gli altri si è accorto che non ne esiste una sola. Ognuno di noi ha un modo proprio di rappresentarsela, di viverla e, perché no, d’immaginarsela. Esiste dunque una solitudine diversa per ognuno di noi? Forse sì e, se spiegarla non è sempre facile, un tentativo è doveroso. Possiamo utilizzare le parole del Piccolo Principe per tradurre le immagini in forma scritta. «“Da te, gli uomini”, disse il Piccolo Principe, “coltivano cinquemila rose nello stesso giardino… e non trovano quello che cercano” […] “E tuttavia quello che cercano potrebbe essere trovato in una sola rosa o in un po’ d’acqua” […] “Ma gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare col cuore”» (Saint-Exupéry, 1943, pag. 108). Partendo dall’uomo, queste parole esprimono la condizione umana d’oggi; proteso nel ricercare all’esterno i significati delle cose, non si rende conto che s’allontana sempre più dalla fonte originaria interiore. Con queste parole, il Piccolo Principe lancia un messaggio di ricerca ed indica la strada che è percorsa dai vari autori in questo volume (Ambrogio Zaia).
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