Tante le cromatidi sintattiche all'interno della silloge, alcune tra le più antiche del pensiero umano, altre venate di tinte specificatamente contemporanee: Amicizia/Tradimento, Speranza/Disperazione, Patria/Guerra, Spiritualità/Aridità, Moralità/Like, Amore/Odio. L'autore sembra salire su una giostra vorticosa in cui il dualismo si confonde e il grigiore della solitudine azzera perfino il senso di appartenenza a un genere che è faticoso definire “umano”, fino a gridare: “La Natura è madre?”. Tutto sembra perduto; perfino il dolore per la perdita di persone care viene sentito come una beffarda conseguenza dell'abominio umano e anche le lacrime si esauriscono lasciando il posto a un rancore sordo perché inerme. “Allora come alba senza giorno, come seme che non germoglia quelle parole diventano macigni, una seminagione senza frutto, parole vuote che bruciano sogni”. La Speranza però non smette mai di pulsare profonda e salvifica.
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