Nel retrobottega affollato di una libreria di Buenos Aires, una ragazza dai tratti orientali, nascosta in un cappotto blu, si schiaccia contro il muro per non farsi notare. María è una liceale timida, non appartiene a quel mondo, ma è curiosa di sentir parlare lo scrittore che da bambina l'ha stregata con un racconto. Quando Jorge Luis Borges entra, sottobraccio a una donna anziana, la sala tace. La sua voce è bassa, esitante, lontanissima dall'idea di un oratore consumato. Eppure in quell'uomo molto più grande di lei, quasi cieco, imbarazzato dagli applausi, la ragazza riconosce, d'istinto, un'anima simile alla sua. Settant'anni dopo, tra le ombre della Recoleta e i corridoi della Biblioteca Miguel Cané, quella stessa donna avanza con la determinazione di un samurai. Malata, consapevole di avere poco tempo, continua a sentire accanto a sé la presenza di Borges, l'uomo che ha amato per tutta la vita. Nelle sale dove lui ha lavorato come impiegato, tra schedari, prime edizioni e pannelli che gli attribuiscono poesie false, María affronta l'ultima battaglia: difendere il nome e l'opera di suo marito, custodirne l'opera, scegliere cosa resterà – e a chi. In una città di luce e fango, Florencia Etcheves intreccia realtà e mito letterario per raccontare il legame eterno tra uno dei più grandi scrittori del Novecento e una donna che ha scelto di vivere – e di morire – dalla parte dei libri.
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