Undici anni dopo il collasso del pianeta, in un rifugio precario tra le Alpi, vive Heinz, adolescente desideroso di custodire ciò che resta della civiltà: parole, memoria, racconto. Accanto a lui la presenza enigmatica e quasi allegorica di F-87, un fennec-robot, e una piccola società di personaggi che sembrano uscire da tutti i libri di avventura mai scritti. Quando questo fragile microcosmo crolla, il gruppo intraprende una marcia verso ovest, inseguendo la promessa incerta di un nuovo inizio. Ma il vero campo di tensione del romanzo non è lo scenario post-apocalittico: è il linguaggio. La voce di Heinz - insieme spezzata e colta, costruita su residui del passato e urgenze del presente - mette in scena la crisi stessa dell'umano. Che cosa resta dell'umanità quando vengono meno le sue condizioni materiali? E quanto può sopravvivere nella parola? Muovendosi oltre i confini della climate fiction, Thomas von Steinaecker trasforma il paradigma distopico in una riflessione sulla letteratura come ultimo spazio di resistenza. Un romanzo che, con rara intensità, interroga non solo il destino dell'Europa, ma le condizioni stesse del pensiero e dell'immaginazione.
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