«La cosa»: una rivista letteraria strana, diversa, politica. La Cosa è una rivista di scritture, e basta. Non è soltanto un sottotitolo: è un programma editoriale e, in qualche modo, è una provocazione. In un panorama culturale in cui la letteratura sembra sempre più condizionata dalle logiche del mercato, La Cosa sceglie di andare in un’altra direzione. Nasce per affrontare una questione che sembra essere stata progressivamente rimossa: la radicalità dello scrivere. Per chiedersi che cosa significhi oggi scrivere, quale rapporto possa ancora esistere tra letteratura e verità, e quale spazio occupare per una scrittura non addomesticata e non direttamente pensata per essere una merce. La Cosa vuole riunire intelligenze che spesso rimangono fuori dai circuiti editoriali dominanti e dare spazio a scrittori e scrittrici, ma anche a chi attraversa la scrittura con altre linguaggi. Senza stabilire gerarchie preventive tra letteratura, racconto, saggio, fotografia, fumetto, riflessione, testimonianza e invenzione. Non una rivista per specialisti, dunque, né una pubblicazione che si compiace della propria complessità. L’ambizione è approfondire senza annoiare, essere radicali senza diventare settari, affrontare questioni difficili senza trasformarle in esercizi riservati agli addetti ai lavori. Una rivista che non cerca di semplificare il mondo, ma nemmeno di rendersi incomprensibile per dimostrare di averlo capito. Il primo numero, mette alla prova queste intenzioni scegliendo un tema enorme, difficile e tutt’altro che rassicurante: la guerra. Non un dossier specialistico, né una raccolta di opinioni sulla guerra, ma un tentativo di attraversarla per sondare il limite dell’esperienza della scrittura. Tra i contributi, il dialogo con Sandro Bonvissuto, le scritture di Militant A, Monica Magnani, Marzio Persiani, Mattia Tombolini, Gianmarco Mecozzi, Lucia Medri, Chiara Fazi, Fabio Poroli, Monica Magnani, Umberto Livadiotti e molti altri, insieme alle fotografie di Shareef Sarhan, Ali Jadallah, Makmoud, Mustafa El Halabi e Daniele Napolitano e alle tavole di Clarrie Pope. La rivista è arricchita e caratterizzata dalla ricerca iconografica di Dark Pixel Frank. Come scrivono Gianmarco Mecozzi e Lucia Medri nell’editoriale: «Abbiamo messo queste scritture eterogenee, dubitative, eversive, maleducate, nostalgiche e anche arrabbiate accanto alla guerra. Vediamo com’è andata».
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