Roma, settembre 1944. Mentre i nazisti sono appena scappati da Roma, Donato Carretta, direttore del carcere di Regina Coeli, viene linciato dalla folla inferocita, un capro espiatorio che niente e nessuno riesce a salvare dal massacro, in uno degli episodi più vergognosi dell'Italia postfascista. Per rievocare la vicenda, Veltroni presta la sua voce a un giovane aspirante giornalista di oggi, che ripercorre i luoghi che furono teatro del fatto, ricostruisce la figura del "condannato" e, nella ferocia della giustizia sommaria che muove la Roma liberata, rivede gli strepiti e i livori velenosi della comunicazione di oggi sui social. Un racconto vivido, crudo, reale. Un romanzo intenso, che racconta un passato ancora attuale, in cui possiamo leggere in controluce il presente in cui viviamo.
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