"L’ultimo specchio" è una favola politica dedicata ai bambini futuri. Prende spunto da un territorio geografico-politico che doveva nascere già nell’800 come Emilia Lunense. Trattasi di un brano di terra affascinante e dalle potenzialità economiche e culturali immense, tanto che l’idea è andata avanti fino ai nostri giorni: oggi tale territorio si chiama Lunezia. La bambina Lunezia coordina un gruppo di bambini di tutto il mondo e insegna loro l’amministrazione della politica di una città immaginaria. Nomina 4 ministri: ministro della Matematica, dei Sassi, dell’Arte-Musica-Poesia e quello della Terra. L’obiettivo etico ed estetico della bambina Lunezia riguarda anche altri Paesi e l’Europa. I protagonisti del libro sono le Alpi Apuane in assoluto come emblema dell’autodistruzione perseguita scientificamente dall’animale umano. Altri protagonisti sono gli specchi che tramandano “il film della vita” come è scritto nel testo. Il consiglio per il lettore è di cominciare la lettura dalle ultimissime pagine, dove è scritto "Conclusione e inizio". La cifra linguistica del testo è quella della poesia. Il testo potrebbe collegarsi alle teorie di una decrescita serena di Sèrge Latouche.
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