Per Stefano Taruffi, scrivere "cose inutili" per la ragione è fondamentale per il benessere. E il soggetto scelto è sé stesso. Ne nasce un’autobiografia per parole-chiave: ogni testo ruota attorno a un tema – una paura, un ricordo, una piccola gioia, un luogo – e apre spiragli su emozioni, frustrazioni, bisogno di cambiamento, memoria. Non c’è trama, ma un mosaico di brevi pezzi che compone un autoritratto in movimento. La scrittura è diretta e ironica: tra bisogni e bugie, pozzanghere e zone di conforto, il quotidiano diventa laboratorio per guardarsi allo specchio. Ricordi e viaggi – da Brescia a Chania, dalla bicicletta al balcone di casa – si intrecciano a pensieri che sanno di genepì e juke-box anni Settanta. Un patto schietto: l’autore si espone in buona fede e non nasconde le fragilità. Chi legge è invitato a sedersi accanto a lui, a riconoscersi e, almeno una volta, a dirsi: «Sono fiero di me». Perché la vita ci prova, ma possiamo scegliere come narrarla.
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