Un Consiglio d’Amministrazione raramente esplode. Più spesso scivola: una domanda rinviata, un dato senza definizione, un punto delicato spostato in fondo all’agenda. Nessuno lo vive come un problema, sembra solo prudenza. Poi le discussioni si accorciano, i ruoli sfumano, le decisioni diventano ambigue. Il CdA continua a produrre verbali, ma perde la cosa più preziosa: una conversazione vera. In cinque atti, l’autore ribalta il punto di vista: non parte dalle virtù dichiarate della buona governance, ma da ciò che le corrode. Ne isola dieci derive, movimenti quotidiani e apparentemente innocui che, ripetuti, diventano cultura: dieci modi in cui un buon Consiglio smette lentamente di esserlo. L’obiettivo è mettere chi vive la governance dall’interno nella condizione di riconoscere questi segnali prima che si consolidino, quando correggere è ancora possibile. Per ciascuna deriva viene offerta infatti non solo una diagnosi, ma un antidoto operativo: uno strumento concreto per riportare il Consiglio alla sua funzione.
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