“Alla luce delle candele, quei minuscoli segni sembravano prendere vita e snodarsi lenti come pigri serpenti. Frotte di ofidi neri che gli sibilavano all’orecchio, rivelando con estrema avarizia i loro segreti e generando un ipnotico richiamo”. 786 D.C. Mentre risiede nel palazzo reale di Aquisgrana, Paolo Diacono trova una cartella frammista ad alcuni testi che deve riordinare. Dentro scopre un testo antico, scritto con un alfabeto ignoto e tradotto solo in parte, accompagnato da un particolare accordo musicale. Quest’ultimo favorisce l’evocazione di una strana entità, rivelatrice di segreti e anche predatoria di anime, la quale influenzerà la vita di vari personaggi nel corso della storia, come una funesta eredità. Essi saranno i custodi delle note perdute, e avanzando nella decifrazione del testo, tra successo e perdizione, determineranno la teoria della musica.
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