Nel panorama del teatro europeo del primo Novecento, Rudolf Steiner occupa una posizione unica e difficilmente classificabile. Né simbolista in senso stretto, né autore religioso, né semplice drammaturgo filosofico, egli concepì i suoi misteri drammatici come un audace tentativo di rappresentare sulla scena non soltanto le azioni degli uomini, ma anche le forze invisibili che operano dietro il destino, la coscienza e la libertà. "Il risveglio delle anime", quarto e ultimo dramma del ciclo, conduce a compimento il percorso iniziato con "La porta dell’iniziazione". Johannes Thomasius, Maria, Strader, Benedictus e gli altri protagonisti si confrontano con le grandi domande dell’esistenza: il rapporto tra conoscenza e amore, tra libertà e destino, tra tecnica e spiritualità, tra mondo visibile e mondo invisibile. Attraverso una drammaturgia visionaria, nella quale uomini, anime disincarnate, esseri elementari, Lucifero, Arimane e il Guardiano della Soglia condividono lo stesso spazio scenico, Steiner costruisce uno dei più originali esperimenti teatrali del Novecento: un autentico teatro della coscienza. Più che una semplice opera teatrale, "Il risveglio delle anime" è una meditazione drammatica sulla condizione umana, sul significato della conoscenza e sulla difficile conquista della libertà interiore. Con un saggio introduttivo di Mauro Buonanno.
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