Un registro di spese del sacrestano della cattedrale ci tramanda il ricordo di una miriade di personaggi minori e maggiori della Firenze del 1460, dagli artigiani più umili fino ai politici più in vista e ci informa su tanti particolari relativi agli addobbi e alle feste dell’anno liturgico. Ma soprattutto ci racconta con attenzione le spese per mantenere, vestire e far studiare i suoi giovani nipoti, venuti da San Felice ad Ema ad abitare con lui. Scorci di vita quotidiana e di affetti famigliari, i prezzi di diversi generi di consumo, le dinamiche di una famiglia del contado non benestante ma comunque possidente, le attività amministrative di un religioso, sullo sfondo di un anno di gestione della sagrestia della cattedrale ricostruito anche con i coevi documenti dell’Archivio Capitolare e dell’Archivio dell’Opera del Duomo, sono gli elementi che queste pagine forniscono di contributo e di spunto per ulteriori ricerche. Infine, l’identificazione del sagrestano nello zio di quel Chimenti Camicia citato dal Vasari tra gli artisti al servizio del re d’Ungheria Mattia Corvino, collega in maniera sorprendente questo testo, ovvero il suo redattore, anche alla grande storia dell’Arte.
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