Il potere è la nozione più evidente e meno indagata del diritto pubblico, quasi un presupposto, notorio più che noto, che la dottrina dà per acquisito rimanendone condizionata nelle sue concrete elaborazioni. Giuseppe Di Gaspare ne spiega la genealogia concettuale a partire dalla crisi dello Stato di diritto liberale, quando l’attrazione del parlamento nella sfera statale rende paradossale continuare a ipotizzare la legge come limite di un potere politico di cui è essa stessa espressione. Da qui, nella sottesa ricerca del nuovo paradigma fondativo del potere giuridico nello stato democratico, si dipana il confronto tra normativismo e istituzionismo fino alle riformulazioni tardo novecentesche, tuttora egemoni, che arretrano l’orizzonte teorico spostando il focus sulla funzione, sul procedimento, sull’indirizzo politico normativizzato. Il potere nel diritto pubblico risale controcorrente questa parabola dottrinaria, destrutturandola e riconducendola ad una comune matrice metateorica, fornendone per questa via una interpretazione di senso fino agli esiti attuali, in cui l’evanescenza dello stato e l'ibridazione tra pubblico e privato ridisegnano i termini stessi della domanda sulla essenza giuridica del potere pubblico.
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