“Era la Morte. Camminava senza fretta, io la seguivo confuso, ma non intimorito. Tutto si mescolava ai ricordi. Il ponte, forse uno di quelli attraversati a Praga o a Budapest e la Morte, la cui immagine aveva qualcosa di conosciuto, di famigliare”. Il ponte, la metafora di un passaggio, l’ultimo, quello da cui nessuno più ritorna. Il protagonista, in un surreale dialogo con la Morte, evoca ricordi, nostalgie della sua giovinezza. Incalzato da Lei il dialogo si trasforma subito in riflessione, domande e speculazioni sui temi etici dell’esistenza. Ma il ponte è un passaggio ineludibile per tutti e, lasciato ogni ricordo, accompagnato dall’ultimo sorriso, l’estremo saluto della Morte, il protagonista si ritrova al di là, senza più domande, senza nessuna risposta.
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