Oriente, 1453. Mentre la notizia della caduta di Costantinopoli corre lungo carovaniere e rotte marittime, un tumulto sconvolge una città di pietra e polvere: Hernan Cienfuegos, capitano asturiano senza più mare, fugge tra vicoli e capanne finché un cane randagio e un ragazzino lo conducono dietro un portale socchiuso, nel dedalo di corridoi nascosto sotto le fondamenta della moschea. Qui vivono i Caldei, enigmatica comunità che custodisce la propria storia e il proprio sapere. In stanze sotterranee colme di tavolette, Cienfuegos incontra Ukīnzēr, matematico inquieto e ostinato, e il giovane Nabusalim, che maneggia i numeri con la naturalezza con cui un marinaio legge le onde. Attraverso di loro scopre un altro oceano: quello dei calcoli e delle astrazioni, dove ogni segno inciso sull’argilla sembra in grado di spostare i confini del mondo. Al momento di rimettersi in viaggio verso terre lontane, ciò che ha appreso insieme ai Caldei diventa la sua bussola interiore. Attraversando il Caucaso al seguito di mercanti veneziani, tra sentieri di pietra, carovane e intrighi, Cienfuegos è costretto a interrogare le proprie certezze: che cosa significa davvero “credere”? Quale peso hanno i numeri nelle decisioni degli uomini, nei loro drammi e nei loro destini? Un romanzo storico e d’avventura che intreccia fughe, incontri e naufragi con una singolare educazione al pensiero astratto: la storia di un uomo che impara a leggere un nuovo orizzonte – il mare dei numeri – per continuare a interrogare sé stesso, il mondo e la propria concezione della vita.
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