Che cosa accade quando un corpo «si incanta»? Se nel linguaggio comune l’incanto è una distrazione, nella storia della cultura il corpo incantato è una creazione ibrida della modernità, nata all’incrocio tra l’automatismo dei riflessi e la suggestione del magico. Dalle mani sui tavolini spiritici alla manualità dei tarocchi, dalle materializzazioni degli ectoplasmi alla psicologia di William James e Frederic Myers, prende forma un’intelligenza di nervi e muscoli che opera in autonomia al di fuori della coscienza, erodendone l’apparente monoliticità. È il «non-conscio corporeo», contemporaneo e alternativo all’inconscio freudiano: un territorio di confine dove la neurofisiologia dell’Ottocento incontra le pratiche della magia per definire un paradigma della mente incarnata che plasma l’intera cultura del Modernismo, tra le visioni del Bauhaus e il Tattilismo di Marinetti, il cinema di Méliès e Ėjzenštejn, i dormienti di Du Maurier e Wells e le scritture automatiche dei Surrealisti.
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